La regola spirituale

PREGHIERA AL CROCIFISSO Signore Gesù che in Croce ci doni Te stesso, manda tante famiglie, fratelli e sorelle, al nostro Movimento, perché cresca l’opera da Te iniziata. Vieni in nostro aiuto, soccorrici nella nostra indigenza, donaci numerose e sante vocazioni familiari, religiose e sacerdotali perché si diffonda l’amore alla tua Santa Croce nelle famiglie, nella Chiesa e nella società. Conservaci uniti a Te e tra di noi, fiduciosi nella potenza del tuo amore e desiderosi di servirti per la vita. Amen.
1. Il Movimento ecclesiale “Famiglia e vita”, si ispira alla vita e alla missione di Cristo, che ha attuato e predicato il Vangelo dell’amore, perché quelli che il Padre gli affidava avessero la vita e l’avessero in pienezza.
La pienezza della vita e dell’amore sono in Dio: “Dio è amore” (1Gv 4, 8), “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6): queste le affermazioni bibliche che più rivelano l’intima natura di Dio e il significato del suo prendersi a cuore la nostra vicenda umana. Ma soprattutto la comunione che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vivono tra loro costituisce la sorgente e il modello della comunione di vita e di amore che la famiglia cristiana è chiamata a realizzare. La denominazione che il Movimento si dà racchiude in sé questo programma di vita.
La famiglia è il luogo umano – segnato dalla grazia di Dio – in cui naturalmente si congiungono i due valori dell’amore e della vita.
2. Il Movimento intende promuovere la verità, il ministero e la spiritualità della famiglia, per offrire il proprio contributo alla diffusione del Regno di Dio e alla promozione di una vita sociale più autentica.

Esso fa propria tutta la dottrina della Chiesa circa il matrimonio e la famiglia e si impegna a diffonderla e farla conoscere. In modo particolare, in attuazione del Concilio Vaticano II, esso sceglie come suo costante riferimento il ricco insegnamento degli ultimi Papi e dei vescovi italiani, con speciale attenzione all’Enciclica “Humanae vitae” di Paolo VI ed all’Esortazione Apostolica “Familiaris consortio” di Giovanni Paolo II.

3. Scopo principale del Movimento è promuovere la vita cristiana puntando la sua attenzione sulla famiglia, sulla Chiesa e sul loro reciproco rapporto, in modo da aiutare i suoi aderenti a fare della famiglia una chiesa e della Chiesa una famiglia, a vivere le relazioni interpersonali all’interno della famiglia nei loro contenuti teologici ed ecclesiali da cui attingere la modalità specifica della vita di fede e la dimensione comunionale della Chiesa.
Il Movimento si propone come “luogo ecclesiale” in cui lo specifico della spiritualità e del ministero coniugale e familiare si integra con lo specifico della vocazione all’amore verginale.
Vivere la complementarità delle due vocazioni si concretizza nella comunicazione spirituale della ricchezza che ciascuna vocazione porta in sé.
In questo tirocinio di vita ecclesiale, gli aderenti al Movimento sono aiutati a porsi in ascolto dello Spirito di Dio e a cercare le forme più adeguate ai nostri tempi di attuazione spirituale, esistenziale e pastorale della complementarità teologica esistente tra matrimonio e verginità.
Icona di tale complementarità, modello a cui ispirarsi è la Sacra Famiglia di Nazareth che ha espresso la pienezza della fecondità spirituale di una vocazione unica in cui il patto coniugale è stato vissuto nella continenza per il Regno dei Cieli (cfr. Giovanni Paolo II, Catechesi del 24 marzo 1992, n. 3).

4. Il Movimento si propone come via concreta di attuazione della universale vocazione alla santità, nella imitazione del Cristo POVERO, OBBEDIENTE e CASTO, secondo lo spirito delle beatitudini evangeliche.

  • POVERTÀ. La povertà, scelta per il Regno di Dio, intesa come apertura alla ricchezza del dono di grazia, nel Movimento è vissuta nella forma di reale comunione e solidarietà. Tutti i suoi aderenti si impegnano a condurre una vita semplice e sobria. Le famiglie, in modo particolare, sono chiamate a testimoniare che è possibile rinunciare alla soddisfazione di tanti bisogni indotti dalla società consumistica per vivere, con adesione gioiosa al Signore, la fraternità sincera fondata sulla condivisione della povertà del fratello e dei doni ricevuti da Dio: primi la vita e la fede e, quindi, la famiglia. In tal senso, secondo le reali possibilità del momento, ogni famiglia è chiamata a dare se stessa, attraverso le diverse forme di accoglienza, a chi è privo di una famiglia.
  • OBBEDIENZA. Anche l’obbedienza è una scelta di povertà e una esigenza di amore totale: innanzitutto a Dio e a quelli che Egli ci mette a fianco come guide e maestri: vescovo, sacerdoti e coloro che sono chiamati a particolari responsabilità di servizio. Il Movimento chiede l’obbedienza reciproca, intesa come atteggiamento di vita, che, nella condivisione di ciò che Dio va dicendo a ciascuno, si fa ascolto dello Spirito che parla attraverso il fratello. Nello stile di vita del Movimento rientra l’esercizio ordinario della correzione fraterna, quale segno dei legami spirituali fra i suoi componenti.
  • CASTITÀ. Con questa virtù sia chi è sposato sia chi vive la vocazione all’amore nella verginità è tenuto a imitare il Signore: le persone vergini per essere segno visibile delle realtà eterne, quelle sposate per incarnare l’amore casto di Cristo per la sua Chiesa. Tutti gli aderenti al Movimento assumono prioritariamente l’impegno di vivere la virtù della castità come parte integrante della spiritualità cristiana, di conoscere, approfondire e diffondere la dottrina della Chiesa circa la paternità responsabile, suscitando convinzioni e sostenendole con un’opera di accompagnamento dei giovani e delle coppie che vogliono crescere in questa dimensione.

5. Per poter seguire l’esempio di Cristo gli aderenti al Movimento si impegnano a vivere secondo la seguente regola di vita spirituale: preghiera personale e di coppia secondo la liturgia delle ore, alimentata dalla partecipazione alla S. Messa festiva e, quando possibile, feriale, da momenti di adorazione, da ritiri periodici, dagli esercizi spirituali annuali.
Inoltre, perché il cammino di fede sia autentico e porti a un vero discernimento della volontà del Signore nella propria vita, deve essere accompagnato dalla frequenza assidua al Sacramento della Riconciliazione e confrontato nella direzione spirituale.

6. Il Movimento, accogliendo l’invito del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II rivolto ai Vescovi di Basilicata a creare “un nuovo stile di fare Chiesa, che sappia rispondere in maniera adeguata alle numerose sfide dell’epoca attuale” (4.1.1992), si propone come soggetto di nuova evangelizzazione, ponendo a fondamento dei suoi motivi ispiratori la spiritualità della Visitazione della Vergine Maria a S. Elisabetta e richiede ai suoi aderenti un impegno a:

  • evangelizzare le persone e gli ambienti che si frequentano attraverso la propria testimonianza di vita e l’annuncio esplicito della fede, mediante un attenzione al fratello fatta di ascolto, di accoglienza e di aiuto nella reali difficoltà della vita, prescindendo dalla sua adesione alle verità di fede;
  • collaborare con le altre realtà ecclesiali (parrocchie, associazioni e movimenti) al fine di apportare il proprio contributo all’attuazione dei programmi pastorali. diocesani, nel rispetto delle specifiche finalità che il Movimento si prefigge;
  • diffondere una cultura dell’amore e della vita, mediante opere di carità e una presenza attenta alla vita culturale, sociale e politica della realtà in cui si opera. Tra i suoi aderenti, coloro che sono particolarmente vocati ad un impegno in politica sono tenuti a mettere al centro del loro programma di azione la famiglia e la promozione dei due valori fondamentali di cui essa è depositaria (amore e vita), a sostenere politiche familiari che riconoscano i diritti fondamentali della famiglia, elencati nella “Carta dei diritti della famiglia” redatta dalla Santa Sede;
  • cercare ed attivare nuove forme di accoglienza e di coinvolgimento nella vita ecclesiale delle persone che vivono in situazioni matrimoniali irregolari, nel rispetto di quanto stabilito dalla Chiesa in materia;
  • rispondere alle nuove e antiche forme di povertà: aborto volontario, crisi coniugali e familiari, bambini e anziani abbandonati, giovani disorientati, ammalati. In ogni forma di accoglienza e di intervento caritativo compiuto dai suoi aderenti il Movimento garantisce il suo sostegno.

7. Possono aderire al Movimento le famiglie, le coppie di fidanzati, i singoli laici e tutti i consacrati che si sentono particolarmente chiamati a vivere la spiritualità del Movimento.
I sacerdoti sono gli animatori del Movimento per quanto concerne il loro ministero; la loro appartenenza non è in alternativa al servizio che essi sono chiamati a vivere nella realtà diocesana e parrocchiale, ma una modalità particolare di compiere il loro ministero secondo la spiritualità del Movimento.
Essi sono tenuti ad attenersi a quanto stabilito nella “Presbyterorum ordinis” e nella Nota pastorale dei Vescovi sui “Criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti ed associazioni”.
I sacerdoti tra di loro e i sacerdoti e i laici insieme si impegnano nel Movimento ad essere un’unica famiglia, che, sotto varie forme, attua il principio che è alla base della famiglia stessa: l’essere consanguinei e parenti nella fede perché ciascuno viva la sua consanguineità e concorporeità con Cristo e porti a compimento il proposito santo di vivere la propria vocazione in modo pieno ed autentico.

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